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World Conference on Dialogue Amang Religions
and Civilizations:
“The contribution of religion and culture
to peace, mutual respekt and cohabitation”
(october 26-28, 2007, Ohrid, Republic of
Macedonia)
NON C’É PACE VERA TRA LE NAZIONI
FINO A CHE NON CI SARÀ PACE VERA TRA LE RELIGIONI
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Desidero ringraziare
per l’invito e rivolgo un cordiale saluto ai promotori ed agli
organizzatori della presente Conferenza: Il Primo Ministro Ecc.
Nikola Gruevski
A tutti voi rivolgo un cordiale e amichevole saluto. Questa
iniziativa del Governo dela Macedonia appare quanto mai
opportuna nell’attuale contesto storico. La conoscenza
vicendevole è in effetti il primo e necessario passo per
assicurare uno sviluppo armonico del dialogo e una
collaborazione duratura e proficua.
Lo ha affermato con chiarezza il Santo Padre Benedetto XVI
nell’incontro con i rappresentanti di alcune comunità musulmane,
a Colonia il 20 agosto 2005. "Il dialogo religioso e
interculturale – ha egli detto - fra cristiani e musulmani non
può ridursi a una scelta stagionale. Esso è una necessità
vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro".
A. “Il dialogo per la pace, una sfida per il nostro tempo”
è il tema del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace
dell’anno 1983.
In esso il venerato Pontefice Giovanni Paolo II si diceva
profondamente convinto che il dialogo - il vero dialogo - è
condizione essenziale per la pace e notava: "Sì, questo dialogo
è necessario; non è solamente opportuno; è difficile, ma è
possibile, nonostante gli ostacoli che il realismo ci deve far
prendere in considerazione. Esso costituisce, dunque, una vera
sfida, che io vi invito a raccogliere" (Insegnamenti G.P.II,
1982/III, p. 1542). Ed aggiungeva che un vero dialogo "suppone
la ricerca di ciò che è vero, buono e giusto per ogni uomo, per
ogni gruppo e ogni società" (Op. cit., p. 1545).
Il Dialogo implica il rispetto. E il rispetto
è più della tolleranza. La tolleranza è una virtù passiva che
riconosce soltanto un interlocutore con le sue proprie opinioni.
Il rispetto è una virtù attiva…tolleranza costruttiva…
Il dialogo perciò esige:
1-
una reale apertura ed accoglienza,
2-
il rispetto
3-
la comprensione della differenza e della specificità
dell'altro
4-
l’accettazione dell’altro e della diversità.
Il dialogo, nello stesso tempo, è ricerca di ciò che è, e
resta comune agli uomini, anche in mezzo a tensioni, opposizioni
e conflitti. Insomma, il vero dialogo è ricerca del bene con
mezzi pacifici; è un riconoscimento della dignità inalienabile
degli uomini e poggia sul rispetto della vita umana.
B. “Dialogo tra le culture per una civiltà dell’amore
e della pace” è il tema del Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace del 2001.
Perché il senso di appartenenza culturale non si trasformi in
chiusura, un antidoto efficace è la conoscenza serena, non
condizionata da pregiudizi negativi, delle altre culture (cfr n.
7) (Insegnamenti G.P.II, 2000/II, p. 1066-1067<).
Le diverse culture interpretano differentemente la realtà.
Certamente, esse stesse si connettono insieme, in profondità,
nell’esperienza fondamentale della condizione umana, intorno a
domande sulla nascita e sulla morte, sul lavoro, la malattia,
l’ingiustizia sociale, la salvaguardia del nostro pianeta.
In questa chiave, il dialogo tra le culture emerge come
un’esigenza intrinseca alla natura stessa dell’uomo e della
cultura; esso porta a riconoscere la ricchezza della diversità
disponendo gli animi alla reciproca accettazione, nella
prospettiva di un'autentica collaborazione, rispondente
all'originaria vocazione all'unità dell'intera famiglia umana.
Come tale, il dialogo è strumento eminente per realizzare la
civiltà dell'amore e della pace che il Papa Paolo VI indicava
come l'ideale a cui ispirare la vita culturale, sociale,
politica ed economica del nostro tempo.
C. Credenti uniti nella costruzione della pace.
Nei libri sacri delle diverse religioni, il riferimento alla
pace occupa un posto rilevante nel quadro della vita dell'uomo e
degli stessi suoi rapporti con Dio. A questo proposito, osserva
Papa Wojtyła, "una vita religiosa, se è autenticamente
vissuta, non può non produrre frutti di pace e di fraternità"
(op. cit., n. 2, p. 1333). Si capisce allora facilmente
l’importanza della preghiera per la pace.
Ma richiamiamoci per un istante ad Assisi, a quel 27 ottobre
1986, quando il Servo di Dio Giovanni Paolo II pose l’accento
sul valore della preghiera nella costruzione della pace, perché
"in primo luogo la pace va costruita nei cuori. Il cuore
dell'uomo è il luogo degli interventi di Dio".
In un clima di grande interesse chiese a tutti una preghiera
autentica, accompagnata dal digiuno ed espressa nel
pellegrinaggio, simbolo del cammino verso l’incontro con Dio,
spiegando che "la preghiera comporta da parte nostra la
conversione del cuore" (Insegnamenti G.P.II, 1986/II, p. 1253).
D. Promozione e Rispetto dei Diritti Umani
La pace di fatto nasce e si rafforza proprio quando i diritti
umani vengono osservati e rispettati integralmente. La
promozione della dignità della persona costituisce il
principio-guida a cui ci si ispira, quando la ricerca del bene
comune rappresenta l'impegno predominante,
La "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" ha come
premessa basilare l'affermazione secondo cui il riconoscimento
dell'innata dignità di tutti i membri della famiglia umana, come
pure dell'uguaglianza ed inalienabilità dei loro diritti, è il
fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel
mondo. Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale
della Pace di quest’anno, che ha per tema "La persona umana, il
cuore della pace", ha ribadito che la difesa dell'universalità e
dell'indivisibilità dei diritti umani è essenziale per la
costruzione di una società pacifica e per lo sviluppo integrale
di individui, popoli e nazioni. Tra questi diritti vorrei far
riferimento a due: si tratta cioè del diritto alla vita e del
diritto alla libertà religiosa.
Accanto al diritto alla vita, la Chiesa ha ugualmente a cuore
quello alla libertà religiosa. Nel Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace del 1999 Giovanni Paolo II scrive che "La
libertà religiosa, costituisce il cuore stesso dei diritti
umani. Essa è talmente inviolabile da esigere che alla persona
sia riconosciuta la libertà persino di cambiare religione, se la
sua coscienza lo domanda. Ciascuno, infatti, è tenuto a seguire
la propria coscienza in ogni circostanza e non può essere
costretto ad agire in contrasto con essa. Proprio per questo,
nessuno può essere obbligato ad accettare per forza una
determinata religione, quali che siano le circostanze o le
motivazioni" (Insegnamenti G.P.II, 1998/II, p. 1218).
Conclusione
Alla base della convivenza e di ogni dialogo tra persone ci
devono essere l’ascolto e la conoscenza reciproca.
Possa anche questa conferenza contribuire a una reciproca
conoscenza e stima fra tutti i partecipanti. Possa soprattutto
aiutarci a diventare tessitori infaticabili di pace in un mondo
dove Dio non sia visto come estraneo, o peggio nemico della
felicità dell’uomo, ma vero amico dell’umanità che raccoglie
sotto la sua protezione. Sotto l’abbraccio paterno di Dio la
famiglia degli uomini non può che crescere più libera, più
prospera e più felice.
Concludo ringraziando tutti per l’attenzione e citando l’esempio
della Beata Madre Teresa di Calcutta che ha vissuto i
rapporti interreligiosi con i fatti servendo l’uomo ed ogni uomo
senza distinzioni: perché ogni uomo è immagine di Dio.
Madre Teresa disse: “Io sarei contenta se un buddista è un
buon buddista, un indù è un buon indù, un cristiano è un buon
cristiano, un musulmano è un buon musulmano”
Il bene ci unisca sempre;
possiamo avere rapporti più umani e quando ci si incontra per
strada guardiamoci non come avversari, ma come fratelli anche se
di fede diversa.
Scutari, 20 Ottobre 2007
Mons. Angelo Massafra, OFM
Arcivescovo
Metropolita di Scutari-Pult
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