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Conferenza stampa
Circa la questione della chiesa -
moschea, presso il Castello di Scutari, 13 dicembre 2005, ore 11.00
Rispettabili giornalisti,
innanzitutto vi ringrazio per l’accettazione da parte vostra dell’invito a
prendere parte a questa conferenza stampa. Da più di un mese si parla molto
–sui giornali, come anche nei discorsi quotidiani di molte persone- di una
questione che mi sembra sia stata molto gonfiata, creando una situazione non
desiderata e di cui non c’è bisogno. Mi riferisco alla questione della
chiesa-moschea (così si esprimono alcuni articoli di giornale) presso il
Castello Rozafa di Scutari.
Per questo
motivo mi sento obbligato a parlare, perché è divenuto indispensabile
precisare alcune cose in relazione con questo problema, poiché le
chiacchiere sono state molte e hanno presentato pensieri, concetti e
finalità che spesso erano sbagliati e non veri. È giunto così il tempo di
esprimere pubblicamente i pensieri e la posizione dell’Arcidiocesi di
Scutari-Pulati su questa questione.
Desidero
dire anche a voi ciò che ho detto al Myfti di Scutari, il signor H. B.
Bajraktari, quando è venuto ad incontrarmi in Arcivescovado, il 16 novembre
di quest’anno. Sono sorpreso di come sia stato sollevato questo problema e
per l’eco che ha avuto anche attraverso i media. Questa è questione nella
quale anche noi, come Chiesa cattolica siamo coinvolti, contro la nostra
stessa volontà, ma per la quale non abbiamo saputo nulla fino al momento in
cui abbiamo letto le prime notizie sui giornali. Io ero a conoscenza solo
che lo Stato si stava impegnando per restaurare il castello di Scutari, ma
non sapevo come, né quando, né chi lo facesse.
La Chiesa
cattolica non ha mai chiesto che la chiesa di Santo Stefano presso il
castello le fosse restituita come una chiesa, la quale doveva essere attiva
per compiere funzioni religiose regolari. È vero che lì si celebra la Messa
ogni anno (quando non piove), il 26 dicembre, che è il giorno in cui la
Chiesa cattolica ricorda e festeggia santo Stefano, il quale è per noi anche
il patrono della città di Scutari. Ciò fa parte di una tradizione che ha le
sue radici in molti anni fa e non nasconde alcuna altra intenzione. Inoltre,
nessuno si è mai lamentato per la celebrazione della Messa in quel luogo il
giorno di santo Stefano.
Ribadisco
ancora una volta per evitare le chiacchiere che si sono udite in questi
giorni: non abbiamo mai cercato che la chiesa presso il castello sia
ricostruita e non abbiamo dato fondi a questo scopo, parlo per il tempo in
cui io sono arcivescovo di Scutari. Inoltre mi sembra importante che si
comprenda bene la distinzione tra restauro e ricostruzione. Con il termine
‘ricostruzione’ si intende che la struttura ricostruita ritorni alla sua
funzione. Mentre il ‘restauro’ si fa per conservare nel miglior modo
possibile una struttura nella situazione attuale, in modo che non si rovini
definitivamente ed abbia così un valore storico.
Mi dispiace
molto che per una questione che ha a che fare con un monumento di cultura
che nei secoli passati ha svolto la funzione di chiesa, che è stata
successivamente trasformata in moschea sotto l’occupazione ottomana, e che
può creare malintesi (così come è effettivamente accaduto) nessuno da parte
dello Stato, né del Ministero, né della Direzione dei monumenti ci ha
informato preventivamente e non ci ha presentato nessun progetto. Così,
alcuni titoli di giornale come “guerra tra le comunità religiose” sono del
tutto fuori luogo. Come ci può essere guerra tra due parti quando una delle
due non sa nulla?… Noi non siamo stati per nulla a conoscenza di che tipo di
lavori restaurativi si pensa di fare, perché non siamo assolutamente
immischiati in questa faccenda. Fino ad oggi nessuno è venuto a parlare con
noi per questa questione, né all’inizio né dopo che sono nati i problemi. Se
lo Stato decide di restaurare, io penso che la struttura deve rimanere come
monumento storico di cultura, conservando la struttura attuale, dove si
distinguono chiaramente sia le tracce della chiesa sia le tracce della
moschea.
In
conclusione, penso che la struttura di cui stiamo parlando nella sua storia
è stata utilizzata dalle due comunità religiose. Oggi le due comunità devono
sentirsi onorate di affidare pienamente il loro passato alle istituzioni
culturali, diventano così parte costruttiva del bene come anche della
tradizione di convivenza in questo paese.
La
struttura è proprietà della cultura del popolo albanese. La sua
conservazione e la sua protezione spetta alle Istituzioni dello Stato
Albanese.
Così come
ho detto al Myfti di Scutari, mi sembra che si è fatto ‘di una mosca un bue’
(ovvero, si è ingigantita la questione), senza nessun motivo valido. Così
come non c’è nessuna ragione che si creino divisioni, che non desideriamo né
accettiamo e tutti insieme non dobbiamo permettere che avvengano.
Ho parlato
per amore della verità, essendo convinto –come dice Gesù nel Vangelo di
Giovanni- che ‘solo la verità ci fa liberi’ e giammai le chiacchiere, i
malintesi o, peggio ancora, la strumentalizzazione delle questioni.
+ Angelo Massafra
Arcivescovo Metropolita di Scutari-Pult
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