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SUI
PASSI DEI MARTIRI DEL COMUNISMO
(1946-1990)
NELL’EX PRIGIONE DELLA SICUREZZA DI STATO - “SIGURIMI”
SCUTARI
A
cura delle Sorelle Clarisse
Monastero “Sh. Kjara”
Scutari - 2009
I
stazione:
GESU’ E’
CONDANNATO A MORTE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Ecco il
mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il
mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni.” (Is 42,1)
Da una lettera di don
Stefano Kurti
del 16-10-1946 a Sua
Santità Papa Pio XII.
(Parroco di Tirana.
Fu arrestato due volte. La prima volta a Tirana il 28.10.1946 e fu
condannato a 20 anni di carcere, di cui ne scontò 17, rinchiuso nel carcere
di Burrel.
La seconda volta fu
arrestato a Gurëz nel 1970, fu imprigionato e un anno dopo fucilato).
“Santissimo Padre,
[…] Le file dei martiri
si moltiplicano ogni giorno; nelle carceri, torture terribili sono applicate
indistintamente a tutti; migliaia di uomini, donne, vecchi e bambini,
spogliati di tutto e affamati, vengono deportati nei campi di
concentramento, nei luoghi più isolati e malsani, dentro case senza porte né
finestre, costretti tutto il giorno a duri lavori per un solo pezzo di pane.
Allo scopo di indebolire
la costituzione fisica dei detenuti e di farli perire per esaurimento e
tubercolosi, con un recente provvedimento è stato proibito alle famiglie di
portare loro dei viveri.
Santità, moltissime
altre cose resterebbero ancora da dirLe, ma devo limitarmi gettando in tutta
fretta queste righe per paura di essere colto nell’atto di scrivere.
Prostrato ai piedi di
Vostra Santità, umilmente chiedo la Vostra paterna e apostolica benedizione
per me, per tutto il clero, per tutto il popolo, affinché siamo sostenuti
nella lotta presente senza abbattimento per la nostra fede.”
PREGHIAMO
Gesù, mite e umile di
cuore,condannato ingiustamente per i nostri peccati: guarda con bontà a noi,
spesso ciechi e insensibili, che giudichiamo e condanniamo senza appello
tanti nostri fratelli, e donaci il tuo perdono. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
II
stazione:
GESU’ RICEVE
LA CROCE SULLE SPALLE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Ho
presentato il dorso ai flagellatori, la guancia agli insulti e agli sputi.”
(Is 50,6)
Da una testimonianza
su padre Giovanni Fausti
(Gesuita, nacque a
Brescia nel 1899. Diplomato in teologia e filosofia, già nel 1929 venne
inviato a Scutari come professore del Seminario. Costretto a rimpatriare nel
1932 per motivi di salute, dopo dieci anni ritornò in Albania come rettore
del Seminario Pontificio di Scutari. Venne arrestato il 31 dicembre del
1945 con padre Danjel Dajani s.j.. Entrambi erano accusati di aver favorito
la formazione di un gruppo di resistenza contro il comunismo, all’interno
del Seminario. Condannati a morte, furono fucilati il
4 marzo del 1946).
Un particolare molto
commovente ci richiama alla memoria qualcosa della Passione di Cristo.
Passando dalla prigione
al tribunale, padre Fausti venne vilipeso, ingiuriato e sputacchiato. E
questo per vari giorni, sino a che durò il processo.
Una volta lungo la
strada, una donna si staccò dalla folla: aveva occhi rossi di sangue e
capelli scarmigliati. D’improvviso si fece avanti e con voce rauca di rabbia
gridò: - Una pallottola in fronte! -.
E con la sua bocca
sporca sputò in faccia a padre Fausti. Ma il padre aveva uno spirito troppo
grande. Rispose con un saluto muovendo la testa e, seguendo l’esempio del
Divin Maestro, disse: - Perdona o Padre, perché non sa quello che sta
facendo! -.
PREGHIAMO
Gesù Signore nostro, che
porti la croce sulle tue spalle innocenti, guarda a tutti gli uomini che
ignorano il dolore e la fatica dei loro simili. Concedi a tutti noi di poter
lottare e soffrire per la liberazione dell’uomo. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
III
stazione:
GESU’ CADE
PER LA PRIMA VOLTA.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Disprezzato e rifiutato dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il
patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e
non ne
avevamo
alcuna stima.” (Is 53,3)
Dalla testimonianza
di Mons. Frano Illia
(Sopravvisse alla
persecuzione perché la sua condanna a morte, insieme con padre Fausti e p.
Dajani s.j., si commutò in carcere e lavori forzati a vita. Fu nominato
vescovo di Scutari e consacrato da Papa Giovanni Paolo II durante la sua
visita in Albania il 25 aprile 1993. Morì nel 1998).
“Eravamo tanto stanchi,
tanto spossati e pieni di sofferenze materiali e spirituali che ormai
durante gli interrogatori non sapevamo più che cosa dire.
Eravamo obbligati a
rispondere:- Sì,sì, va bene! -.
Accettavamo ad occhi
chiusi le loro affermazioni. Il giudice, di cui non ricordo il nome, era una
persona molto arrogante e dura. Ci incuteva terrore e urlava: - Voi siete
nemici del popolo! -.
Dicevano che eravamo
spie del Vaticano. Con queste accuse fui condannato a morte”.
PREGHIAMO
Signore Gesù ti preghiamo
per noi tutti che ricadiamo nel peccato. Guarda a noi tutti con bontà e
salvaci col tuo amore compassionevole. Per Cristo nostro Signore. Amen.
IV
stazione:
GESU’
INCONTRA MARIA SUA MADRE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Ascoltatemi o isole tutte, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore
dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato
il mio nome.” (Is 49,1)
Da una testimonianza
su don Giuseppe Marxen
(Sacerdote di
nazionalità tedesca, nato nel 1906 in provincia di Colonia, missionario in
Albania. Arrestato e ucciso all’età di 40 anni).
Arrestato nel 1946 dal
regime perché prete e, per di più, straniero, don Zef Marxen fu rinchiuso
nel carcere di Tirana. Sottoposto ad atroci torture, fu fucilato con
l’accusa di essere un agente della Gestapo. Racconta un suo compagno di
prigionia, sopravvissuto alla persecuzione: “A noi tutti che l’abbiamo
conosciuto dispiace molto per quest’uomo. Non solo perché era di giovane età
ma perché molto serio e caritatevole. Non esitava mai ad aiutare ogni malato
e la sua razione di cibo la divideva con i prigionieri che ne avevano più
bisogno. Quest’uomo godeva del rispetto di tutti. Sua madre nella lontana
Germania aspettava per anni suo figlio sacerdote. Non poteva sapere che
l’avevano ucciso senza aver fatto del male a nessuno. Era venuto a servire
l’Albania ed è stato ammazzato senza alcun processo.
Negli ultimi giorni
diceva ad un suo compagno di cella: - Sono contento perché muoio ricordato
sempre dagli albanesi come sacerdote della fede di Cristo! - ”.
PREGHIAMO
Donaci o Gesù, per le
preghiere della tua santa Madre, di imitare la sua fortezza nel seguirti
sulla strada del Calvario. Per Cristo nostro Signore. Amen.
V
stazione:
GESU’ E’
AIUTATO DA SIMONE DI CIRENE A PORTARE
LA CROCE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Io, il
Signore, ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle
nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi.” (Is 42,6)
Da una testimonianza
su don Andrea Zadeja
(Nato a Scutari nel
1891, studiò in Italia e in Austria. Ordinato sacerdote nel 1916, fu in
seguito nominato parroco di Sheldi. Conosciuto come grande oratore, don
Zadeja fu anche scrittore, poeta e drammaturgo. Accusato di aver parlato
nelle sue omelie contro il comunismo, fu arrestato e poi fucilato il 25
marzo 1945, domenica delle Palme).
Il 25 marzo 1945
portarono fuori dal carcere don Ndre Zadeja, insieme con altri tredici
compagni, verso il luogo dell’esecuzione.
Tutti i prigionieri
erano spaventati. I suoi compagni sacerdoti, prima di uscire, gli diedero la
benedizione attraverso la piccola porta del carcere. Don Ndre si inginocchiò
insieme con tutti gli altri. Nel luogo dell’esecuzione, dietro il cimitero
cattolico di Scutari, si avvicinò loro don Tom Laçaj per l’ultima
assoluzione. Don Ndre lo ringraziò con queste parole: “Ti ringrazio perché
sei venuto qui ad alleviare le mie sofferenze”. Subito dopo, la città di
Scutari poté udire i colpi dei kalashnikov che trucidarono quattordici
persone.
PREGHIAMO
Signore Gesù, insegnaci a
riconoscere il bene di chi ci è vicino e a compiere gesti di carità
gratuita. Per Cristo nostro Signore. Amen.
VI
stazione:
IL VOLTO DI
GESU’ E’ ASCIUGATO DALLA VERONICA.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Come
molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo
aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo – così si
meraviglieranno di lui molte genti.” (Is 52,14)
Da una testimonianza
su Maria Tuci
(Nacque nel 1928.
Studiò a Scutari presso l’istituto delle Suore Stimmatine, presso cui entrò
come aspirante. Coraggiosa e forte nelle sue convinzioni di fede, con
l’avvento del comunismo partecipò al gruppo clandestino di resistenza.
Insieme con altri giovani delle scuole cattoliche e anche con alcuni
seminaristi, distribuiva volantini contro le prime elezioni-farsa del
regime. Molto bella d’aspetto, si oppose alla violenza che volevano farle
subire durante la prigionia. Per questo motivo venne sottoposta a così dure
torture, da dover essere trasportata nell’ospedale civile di Scutari, dove
morì il 24 ottobre 1950).
Il 10 agosto del 1949
Maria Tuci fu arrestata insieme con altri familiari e imprigionata per un
anno a Scutari.
In carcere veniva spesso
sottoposta a interrogatori e picchiata
selvaggiamente fino a
deturparle il volto. La sua prigione era un buco senza luce né aria. Una
volta al mese, tramite un suo amico, riusciva ad avere un cambio di
biancheria da parte di sua mamma, che condivideva con la compagna di cella.
Una testimone racconta che nei giorni di gelido inverno rimanevano
abbracciate per avere un po’ di calore. Quando invece pioveva, l’acqua
raggiungeva i materassi e restavano a mollo per intere giornate.
Trasportata in ospedale
in gravi condizioni, prima di morire disse alla sua amica Divida che andò a
visitarla: - Si è avverata la parola di Hilmi Seiti (il suo persecutore):
Ti ridurrò in uno stato tale che neppure i tuoi familiari ti
potranno riconoscere!...Ringrazio Dio perché muoio libera! -.
PREGHIAMO
O Cristo nostro Signore,
Immagine del Padre, fa che sappiamo riconoscerti nel volto dei nostri
fratelli, nel loro volto spesso sfigurato dalla sofferenza, dal dolore,
dalla delusione, dalla paura, e aiutaci ad asciugare con pietà e delicatezza
le loro lacrime. Per Cristo nostro Signore. Amen.
VII
stazione:
GESU’ CADE
PER LA SECONDA VOLTA.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Egli si
è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori, e noi lo
giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.” (Is 53,4)
Da una testimonianza
su don Pjeter Çuni
(Nato a Scutari nel
1914, studiò a Roma fino all’ordinazione sacerdotale, avvenuta nella
Basilica di San Pietro nel 1940. Rientrato in Albania, venne nominato
parroco di Shkrel e di Rrjoll, dove si distinse per la cura e la devozione
nel suo servizio pastorale e la sua amabilità nelle relazioni con tutti.
Diede un notevole contributo per la rivista diocesana “Kumbona e së Djeles”
e operò diverse traduzioni grazie alla sua ottima conoscenza della lingua
italiana. Ancora giovane parroco, nel luglio del 1948 fu arrestato senza
accusa né processo e cinque mesi dopo fu ucciso).
Racconta un suo cugino:
“Don Pjeter già da tempo si preparava per affrontare il suo Calvario.
Parlavamo di sentenze di condanna, di fucilazioni che aumentavano ogni
giorno. Mi disse: - Sembra che Cristo abbia deciso che io sia tra gli
ultimi! -.
Non molto tempo dopo
questo nostro incontro avvenuto in casa mia, Cristo decise di chiamarlo a
renderGli testimonianza: era il mese di luglio 1948. Infatti, un mattino,
una persona della Sigurimi lo fermò per strada
chiedendogli chi fosse,
ben sapendo chi era.
Lui capì che era
arrivato il suo momento.
Quello stesso giorno
partì in bicicletta per Koplik, capoluogo della zona della sua parrocchia.
Fu fermato e arrestato senza alcun motivo. Lo legarono e lo portarono a
Koplik.
Qui, insieme a don
Aleksander Sirdani, furono legati insieme e issati su due somari. Fecero
così il giro di tutta la città mentre venivano ricoperti di insulti e di
accuse.
PREGHIAMO
Signore Gesù ricordati
dei cristiani che in ogni continente ti testimoniano nella persecuzione e
cadono martiri per la fede. Il loro sangue sia seme di nuovi cristiani e
segno per noi della tua perenne presenza. Per Cristo nostro Signore. Amen.
VIII
stazione:
GESU’
INCONTRA LE PIE DONNE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Egli
portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori.” (Is 53,12)
Dalla testimonianza
di padre Zef Pllumi, o.f.m.
(Nato a Lezha nel
1924 e morto nel 2007. Uomo di grande cultura, sopravvisse alla persecuzione
dopo aver scontato 25 anni di prigione e lavori forzati).
“Per la Pasqua del 1949
nella mia cella N°7 ci fu un avvenimento di gioia indescrivibile.
Vi entrò Cristo per
rafforzarci nella fede! Ecco cosa accadde.
Padre Leon Kabashi,
frate minore, chiese un paio di babbucce a sua sorella Rosa che era venuta a
trovarlo. Riuscì a dirle: “Nelle babbucce mettici il regalo di Pasqua!”
I poliziotti e le spie
che sentirono queste parole non capirono che chiedeva le ostie consacrate
per la comunione. A Pasqua padre Leon poté incontrare sua sorella che gli
consegnò le babbucce.
Le aprimmo di nascosto:
dentro c’era un corporale con cinquanta ostie!
Caddi in ginocchio.
Ripensai a san Tarcisio,
martire della comunione al tempo delle catacombe…
Agnello di Dio che
togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi!
Si ripetono nel XX
secolo le stesse scene delle catacombe romane.”
PREGHIAMO
Signore Gesù donaci la
grazia di convertirci e il coraggio di saper rischiare per
il tuo nome. Per Cristo
nostro Signore. Amen.
IX
stazione:
GESU’ CADE
PER LA TERZA VOLTA.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Con
oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo, chi si affligge per la
sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio
popolo fu percosso a morte.” (Is 53,8)
Da una testimonianza
su don Michele Beltoja
(Aiutato da Mons.
Ernest Çoba, studia filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote a Scutari
nel 1961 mentre il regime si avviava alla totale distruzione della chiesa
cattolica e delle sue strutture.
Il 19 aprile 1973
viene arrestato e torturato per quattro mesi. Nel corso del processo che lo
poterà alla condanna a morte, don Michele non teme di parlare fino alla fine
contro il comunismo, nemico giurato della fede e della nazione. Pagherà
infatti con la vita per aver parlato con passione e audacia difendendo il
clero e tutti gli intellettuali che il regime aveva già eliminato con la sua
ferocia).
Alcuni testimoni oculari
raccontano che don Michele era un vero “soldato” di Cristo: coraggioso e
zelante per la causa di Dio, deciso e irreprensibile, disposto a tutto pur
di servire Cristo e i fratelli. Per questo motivo i comunisti lo spiavano e
lo tenevano d’occhio ad ogni passo.
Un giorno gli agenti
della Sigurimi entrarono nella sua casa e fecero una perquisizione
minuziosa. Portarono via tutto ciò che trovarono: paramenti, libri
liturgici, immagini e altri oggetti sacri. Poi lo raggiunsero e lo
arrestarono davanti alla chiesa di Beltoja già trasformata in centro
culturale.
Lo spinsero con violenza
in macchina. Lui tranquillo salutò chi assisteva alla scena…ma tutti ebbero
paura di rispondergli e lo accompagnarono solo con lo sguardo.
La sua casa venne
sorvegliata da guardie armate che, dopo aver requisito ogni cosa, riunirono
tutta la gente costringendola ad accusarlo come nemico del popolo e
reazionario.
PREGHIAMO
Signore, facci capire che
solo condividendo il dolore della tua passione potremo veder sorgere in noi
il sole della tua resurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.
X
stazione:
GESU’ E’
SPOGLIATO DELLE VESTI.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello
condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi accusatori, e non
aprì la sua bocca.” (Is 53,7)
Da una testimonianza
su don Dedë Maçaj
(Nato nel 1920,
studiò presso il Seminario Pontificio di Scutari e completò la filosofia e
la teologia a Roma. Giovane sacerdote, rientrato a Scutari svolse il
servizio di parroco tra Rragam e Sheldi, dove prima l’aveva preceduto don
Ndre Zadeja.
Fu arrestato nel
1947. Con un processo- farsa, subì la stessa sorte dei suoi compagni
sacerdoti: fu condannato e poco dopo fucilato).
“Fu portato via dalla
sala del giudizio. Il tribunale emise una sentenza definitiva senza appello.
Sentenza di condanna a morte da eseguire subito, in quello stesso luogo. Gli
fu permesso di esprimere l’ultimo desiderio.
Disse: - Non ho altro
desiderio se non quello che voi ben conoscete, voi che mi avete condannato
senza alcuna mia colpa -.
Lo portarono fuori dalla
zona militare, in un prato vicino al fiume Vjosa.
Gli tolsero i vestiti
come fecero a Gesù sul Golgota e un plotone di soldati sparò su di lui. Ma
non cadde a terra. Spararono ancora, ma don Dedë rimase in piedi. Il boia,
pieno di livore perché non era riuscito a stendere per terra quell’eroe
valoroso in un sol colpo, diede per la terza volta l’ordine di fare fuoco.
Ma questa volta lui non aspettò. Cadde e salutò la madre terra che si colorò
di rosso con il suo sangue.”
PREGHIAMO
Signore Gesù Cristo fa
che ci spogliamo di ciò che è indegno per rivestirci della bianca tunica che
tu ci hai acquistato con la croce. Per Cristo nostro Signore. Amen.
XI
stazione:
GESU’ E’
INCHIODATO IN CROCE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Egli è
stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il
castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi
siamo stati guariti.” (Is 53,5)
Da una testimonianza
su don Anton Muzaj
(Nato nel 1919,
studiò presso il Seminario Pontificio di Scutari. Completò gli studi di
teologia a Roma. Nel 1946 ritornò a Scutari, dove la persecuzione comunista
era già iniziata. Venne arrestato nel 1947, con l’accusa di essere una spia
del Vaticano.
Morì a soli 29 anni).
Era l’ottobre del 1947
quando don Anton Muzaj e padre Frano Kiri furono arrestati e sottoposti alle
più terribili torture. Venivano costretti a rimanere in piedi con il naso
attaccato al muro, legati mani e piedi, per interi giorni e notti, mentre la
sete acuiva le sofferenze. Ogni giorno due prigionieri, a turno, lavavano il
pavimento del corridoio della prigione, spesso bagnato di sangue. Don Anton
chiedeva loro di non asciugare quell’acqua, per poterla bere. E subito dopo
si buttavano per terra a lambire come i cani qualche goccia dal pavimento
bagnato.
Era ridotto in uno stato
tale da non poter rimanere in piedi e per questo veniva ancor più bastonato.
Spesso gli buttavano addosso secchi di acqua gelata e lo esponevano tra
porte e finestre, alle correnti dei gelidi mesi invernali. Si ammalò di
tubercolosi.
Dopo il processo, i
giudici videro le condizioni in cui era ridotto e capirono che gli restava
poco tempo di vita. Per questo non lo condannarono a morte. Ai suoi compagni
di prigione disse: - Se un giorno vedrete i miei familiari, dite loro che
sono del tutto innocente e che muoio solo per la mia fede in Cristo -.
PREGHIAMO
O Cristo nostro Dio,
inchiodato sulla croce per la nostra salvezza, dona a noi e al mondo la pace
che viene da te. Per Cristo nostro Signore. Amen.
XII
stazione:
GESU’ MUORE
IN CROCE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Io ti
renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità
della terra.” (Is 49,6)
Da una testimonianza
su don Aleksander Sirdani
(Nato a Scutari nel
1892, rimase ben presto orfano di madre. Studiò a Scutari presso il Collegio
Saveriano dei Gesuiti e continuò gli studi di teologia in Austria. Ordinato
sacerdote nel 1916, svolse il suo servizio di parroco in diversi villaggi
della diocesi di Scutari.
Uomo di preghiera e
operatore di pace, interveniva nelle situazioni di discordia e di vendetta
tra le famiglie. Si distinse per la sua saggezza e per la nobiltà d’animo.
Nel 1948 fu arrestato
e portato a Koplik. Sottoposto a torture atroci per cinque mesi, venne
ucciso insieme con don Pjeter Çuni).
Uomo dal linguaggio
eloquente, Don Aleksander era molto chiaro e mirato nelle sue prediche. Con
parole semplici e comprensibili a tutti, trasmetteva gli insegnamenti della
sapienza cristiana e, senza nulla temere, confutava le teorie materialiste e
screditava davanti a tutti le idee anticristiane del comunismo ateo.
Ripeteva a voce alta e decisa che solo dove c’è lo Spirito del Signore,
lì c’è libertà!
Raccontano alcuni
testimoni che un giorno, dopo la sua predica, le persone al servizio
del regime lo portarono fuori, vicino ad una croce e con grande rabbia lo
criticarono volgarmente e lo minacciarono davanti al popolo.
Don Aleksander, con la
sua solita tranquillità di spirito, disse: - Colpite. Sto qui. Do la vita
per Cristo! -.
Allora qualcuno lo
supplicò: - No, don Aleksander, perché rovini noi e te stesso! -.
E lui rispose: -
Testimoniare Cristo è onore per me e per voi. Io ho predicato e predicherò
solo la fede di Cristo! -.
PREGHIAMO
O Signore Gesù, morto per
tutti sulla croce, abbi pietà di noi creature mortali. Nell’ora della morte
vieni a noi incontro e accoglici. Portaci sulle spalle incontro al Padre
dopo aver lavato i nostri peccati nel tuo sangue preziosissimo.
Per Cristo nostro
Signore. Amen.
XIII
stazione:
GESU’ E’
DEPOSTO DALLA CROCE.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Dopo il
suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il
giusto mio servo giustificherà molti; egli si addosserà la loro iniquità.” (Is
53,11)
Dalla testimonianza
di p. Anton Luli
(Gesuita; coetaneo di
Giovanni Paolo II, sopravvisse al comunismo e fece una testimonianza in San
Pietro in occasione del 50° di sacerdozio che festeggiava col Papa. Muore
nel 1998).
“Nelle sale della
SIGURIMI le torture morali e fisiche erano terribili e insopportabili.
Nella stessa prigione
c’erano con me altri due sacerdoti che conoscevo molto bene.
Resistettero pochi
giorni alle torture. Li sentivo gridare aiuto, chiedevano acqua da bere ma
nessuno gliene dava. Il primo, don Aleksander Sirdani, resistette tre
giorni.
Il secondo, don Pjeter
Çuni, giovane, lo torturarono con la corrente elettrica.
Io ero stanco di vivere
e desideravo la morte. Quando i poliziotti mi accompagnavano dicevo loro che
sarei stato a loro riconoscente se mi avessero colpito con un proiettile in
fronte per porre fine alle mie terribili sofferenze.”
PREGHIAMO
Dentro le tue piaghe, o
Gesù, ci rifugiamo. Salvaci dal maligno che ci assale. Liberaci da ogni
male. Rendici vincitori delle tenebre che sembrano sovrastare e vincere la
luce delle nostre giornate. Per Cristo nostro Signore. Amen.
XIV
stazione:
GESU’ E’
SEPOLTO.
- Ti lodiamo, o
Cristo, e ti benediciamo
- Perché con la tua
santa croce hai redento il mondo.
“Gli si
diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non
avesse commesso violenza né vi fosse inganno sulla sua bocca.” (Is 53,9)
Da una testimonianza
su padre Serafin Koda, o.f.m.
(Nacque nel 1893.
Entrò nell’Ordine dei Frati Minori nel 1909. Ordinato sacerdote, nel 1915
divenne definitore provinciale e parroco di diversi villaggi. Era parroco a
Lezhë quando fu arrestato e torturato barbaramente per una falsa accusa di
cospirazione, dopo aver partecipato a una riunione della Provincia
Francescana. Morì l’11 maggio del 1947 a 54 anni).
Padre Serafino,
uomo di grande prudenza e bontà, da tutti stimato per la sua saggezza e il
suo coraggio, era instancabile nella sua missione di sacerdote e di parroco.
Nell’esercizio del suo ministero non aveva paura di niente e di nessuno.
Fu arrestato nel convento francescano di Lezhë dalla Sigurimi: era il giorno
del suo onomastico, il 12 ottobre del 1946.
Fu tenuto in prigione
nella stalla del convento, che era stato già requisito dal regime e
trasformato in ospedale.
Lo torturarono
immergendolo in un bidone di acqua fino al collo.
Gli affondarono le
unghie nella gola fino a spezzargli la trachea.
Chi si trovava vicino a
lui, racconta che mentre lo trasportavano dalla prigione all’infermeria –
sempre all’interno del convento – padre Serafin si rivolse alla Madonna con
questa preghiera: - O Vergine Santa, porta presto a compimento il tuo
lavoro! -.
PREGHIAMO
Gesù nostro salvatore, tu
che hai provato la morte per donarci la vita immortale, dona a tutti i
nostri fratelli defunti la gioia e la pace eterna. Per Cristo nostro
Signore. Amen.
CONCLUSIONE
Il sangue dei tuoi
martiri, Signore, è divenuto il seme della Chiesa.
Rendici degni di
raccogliere l’eredità di questi fratelli che ci hanno preceduto nella fede e
fa che la loro testimonianza sia sempre per noi esempio e guida nelle gioie
e nelle difficoltà della vita.
Donaci la certezza che
anche sulle macerie dell’uomo tu, o Signore, sempre ricostruisci e fai
risorgere. Per Cristo nostro Signore. Amen
titujt
Murgeshat Klarise |