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VOTO di Sua Eccellenza Reverendissima

Mons. ANGELO MASSAFRA

Arcivescovo di Shkodër-Pult

 

 

 

Albania

Prot. Nr. 01/06

Disp.Matr.:Ulaj-Dokaj

 

          Il sottoscritto Vescovo Diocesano, Mons. ANGELO MASSAFRA, Arcivescovo di Shkodër-Pult, esprime come segue il suo voto “ pro rei veritate ” nella causa di dispensa relativa al matrimonio, asserito inconsumato, celebrato il giorno 14 gennaio 1994 nella chiesa connventuale di S. Francesco in Gjuhadol (Shkodër), Arcidiocesi e Distretto di Shkodër.

  

tra ULAJ HANA, parte oratrice, nata a Bogë il 27 aprile 1976 e residente a Bogë (Malësia e Madhe)

e DOKAJ PRELË, parte convenuta, nato a Hot (Malësia e Madhe) il 25 agosto 1964 e temporaneamente residente a U.S.A. [Northeast Correctional Center 13698 Airport Road, Boëling Green, MO.] con l’intervento in causa del Difensore del vincolo, fr. Flavio Cavallini o.f.m.

 

FATTISPECIE

 

1.      La conoscenza tra Hana Ulaj e Prelë Dokaj avviene alcuni mesi prima della celebrazione del matrimonio, settembre 1993. Il matrimonio è avvenuto il 14 gennaio 1994. Lei aveva 17 anni e lui 29 anni.

Durante il fidanzamento tra i due non si hanno intimità. Lui poco dopo il fidanzamento rientra negli Stati Uniti dove era emigrato e dove risiedeva e rientrerà poco prima della celebrazione del matrimonio (dicembre 1993). Né dopo il matrimonio ebbero una vita matrimoniale normale. Lui poco dopo il matrimonio riparte per gli Stati Uniti per poi tornare in Albania per breve tempo ad agosto 1995. Ripartendo questa volta negli Stati Uniti sarà arrestato e incarcerato ed è tuttora in carcere.

Non avendo i due mai celebrato i sponsali sono considerati dalle rispettive famiglie come dei fidanzati e perciò non gli era consentito di vivere da marito e moglie.

Il marito ha tenuto  a lungo nascosto alla moglie il vero motivo dell’arresto  ed ella volle attendere per fedeltà al sacramento celebrato. Quando poi scoprì che io motivo dell’arresto di lui era per aver tentato di violentare una ragazza americana ed in seguito per furto, lei delusa di questo comportamento a lungo nascosto decise di interrompere il legame con il sig. Dokaj. A distanza di 12 anni l’oratrice è stata trovata ancora “ virgo ” dalla specialista che constatò la circostanza.

         Si è rivolta al sacerdote, rev.do P. Prelë Gjurashaj o.f.m., che assistette il matrimonio per consigliarsi e lui la indirizzò presso il Tribunale ecclesiastico. Al Tribunale ella avanzò la richiesta di dispensa per matrimonio non consumato.

 

IN DIRITTO

 

2.      “Competens ad accipiendum libellum, quo petitur dispensatio, est Episcopus dioecesanus domicilii vel quasi-domicilii oratoris, qui, si constiterit de fondamento precum, processus instructionem disponete debet” (can. 1699 § 1).

         “… horum processuum instructionem committat Episcopus, stabiliter vel in singulis casibus, tribunali suae vel aliante dioecesis aut idoneo sacerdoti” (can. 1700 § 1).

         Il Codice vigente, nel dettare la normativa “super rato” si è limitato alla essenzialità dei principi e delle disposizioni, lasciando ai competenti organi il compito di chiarirne ed integrarne il contenuto. A questo proposito il 20 dicembre 1986, la Congregazione per i sacraMENTI HA INVIATO A TUTTI I VESCOVI DIOCESANI IL DOCUMENTO “Litterae Circulares” col preciso intendimento di fornire loro norme concrete per l’istruttoria del processo di dispensa e del suo iter fino all’inoltro dei relativi atti alla medesima Congregazione. Ci siamo attenuti a tali ottime indicazioni che hanno il pregio di evidenziare la semplicità della procedura, la celerità dell’amministrazione della grazia pontificia e la dimensione pastorale a perfezionamento di quella tipicamente giuridico-processuale. Pur conservando il processo di dispensa la sua natura essenzialmente amministrativa, il Giudice Delegato può avvalersi di tutti i mezzi o strumenti istruttori del procedimento giudiziario (L.C., nr. 8-20), onde far emergere le prove.

 

a)  dell’inconsumazione, che sono di due tipi: di natura fisica o di natura morale;

 

b)  dell’esistenza o meno di motivi che rendono opportuna o no la concessione della grazia pontificia.

 

         Conclusa l’istruttoria, il Giudice Delegato deve trasmettere, a norma del can. 1704 § 1, tutti gli atti, accompagnati dalla sua appropriata relazione, al vescovo diocesano. Compito del delegato non è quello di entrare nel merito della causa, bensì quello di fare un resoconto narrativo-cronologico della vicenda in base al quale il vescovo, esclusivo titolare di tale competenza, possa esprimere, con cognizione di causa, il suo voto secondo verità: sia sul fatto dell’inconsumazione che sulla giusta causa per la dispensa e l’opportunità di essa. Il vescovo dovrà avere modo di valutare giustamente anche le “animadversiones” del Difensore del Vincolo il cui compito non è la ricerca oggettiva della verità, né la difesa ad oltranza del vincolo, ma quello di proporre e di esporre tutti gli argomenti che possono essere ragionevolmente addotti contro lo scioglimento (L.C., n. 22).

 

NEL FATTO

 

3.      Nel caso in esame si ha la cosiddetta “prova fisica” della non consumazione del matrimonio. La Dott.ssa Suor Enza Ferrara nella sua testimonianza del 4 dicembre 2006 ha dichiarato: “oggi ho eseguito alle ore 9.30 una visita ginecologica alla signora Hana Ulaj. Il risultato della visita è stato il seguente: esame obiettivo all’ispezione: imene imperforato” (Sess. 3/2,1).

 

4.      L’oratrice dichiara: “non abbiamo avuto una vita matrimoniale in quanto non abbiamo coabitato. Ciò è dovuto al fatto che la Celebrazione si fece in fretta per i fini del ricongiungimento, ma la nostra tradizione non ci permette di coabitare e ci considera fidanzati fino al momento della festa nuziale, nella quale lo sposo porta con sé la sposa a casa sua…. appena [lui] rientrò [negli Stati Uniti ad agosto 1995] fu arrestato e successivamente condannato per 9 anni . questi 9 anni sarebbero terminati nel mese di Luglio 2005, ma nel frattempo si era iniziata un’altra causa contro di lui per cui è stato condannato per altri 7 anni. Tutto ciò io l’ho appreso solo poco tempo fa, perché lui mi aveva nascosto ciò e alle voci che correvano io non volevo credere” (1/4).

 

         Prek Ulaj, papà dell’oratrice, depone: “Non hanno avuto nessun tipo di consumazione del matrimonio, di questo ne sono sicuro dal momento che Hana è molto credente e loro non si sono mai incontrati soli, ma solo in nostra presenza” (2/4)

 

         Il convenuto debitamente contattato nel carcere dove si trova, tramite il Tribunale Ecclesiastico dell’Arcidiocesi di St. Louis (Stati Uniti) invia la seguente risposta: “the truth does not need to adopt possibilities, as there is no doubt tha Hane and I had a sexual relationship” (6/2).

 

         Tom Dokaj, papà del convenuto, depone: “non hanno mai convissuto, quindi non hanno fatto uso del matrimonio come una normale coppia di sposi” (5/4).

 

         Il Rev.do P. Prelë Gjurashaj o.f.m.  che assistette alle nozze oggi fa presente di non conoscere Prelë Dokaj, ma solo di aver sentito dai fedeli che il sig. Dokaj è in carcere per azioni non buone. Inoltre fa presente che conosce da anni la sig.ra Hana Ulaj ed è una cattolica praticante, devota e attiva in Chiesa.

Afferma di aver saputo da Hana e dalla suocera di lei che i due sposi non sono andati a vivere insieme e ciò perché “sembra che siano rimasti d’accordo così fino a che non fosse stato possibile una vera convivenza”.  Dichiara di aver saputo da Hana circa la inconsumazione del matrimonio quando questa è andata a parlare colui ed a domandargli consiglio.

 

         Il Rev.do P. Artan Seli già responsabile della parrocchia di Bogë (residenza della oratrice) depone: “espressamente ho domandato ad Hana circa l’eventuale consumazione del matrimonio e lei mi ha risposto negativamente” (4/4.b).

 

CAUSE DELLA NON CONSUMAZIONE

 

5.      Hana Ulaj risponde circa i motivi della non consumazione: “la celebrazione si fece in fretta per i fini del ricongiungimento [famigliare negli Stati Uniti], ma la nostra tradizione non ci permette di coabitare e ci considera fidanzati fino al momento della festa nuziale” (1/4).  Ancora afferma: “lui è rientrato dagli Stati Uniti nell’agosto 1995. Appena rientrò [negli Stati Uniti] fu arrestato e successivamente condannato per 9 anni per aver violentato una ragazza americana. Questi nove anni sarebbero terminati nel mese di Luglio del 2005, ma nel frattempo si era iniziata un’altra causa contro di lui per furto per cui è stato condannato per altri 7 anni” (1/4).

 

         Prek Ulaj, il padre dell’oratrice, depone: “la celebrazione è stata fatta unicamente perché lui e i suoi famigliari avevano insistito per accelerare le pratiche dei documenti in modo che potessero presentarli per andare poi, come coppia, in America, perché Prela viveva là” (2/4).

 

         Tom Dokaj, il padre del convenuto, depone: “La celebrazione del matrimonio si fece sia in comune che in chiesa per l’effetto dei documenti [….], ma non essendo fissato ancora la data della festa matrimoniale, per noi erano considerati come fidanzati, quindi ognuno continuò a vivere nella propria famiglia. Subito dopo la celebrazione, mio figlio rientrò negli Stati Uniti” (5/3).

 

OPPORTUNITA’ DELLA GRAZIA PONTIFICIA

 

6.      In merito alla richiesta di dispensa, l’oratrice dichiara: “Io ero disposta ad attendere [l’uscita di lui dal carcere], ma quando scoprì i veri motivi della sua condanna capì che mi aveva ingannata e compresi anche la ragione per cui rimandava sempre questo ricongiungimento famigliare. Volendo una famiglia cristiana decisi allora di interrompere questo legame e dietro consiglio del sacerdote che celebrò il nostro matrimonio, padre Prelë Gjurashaj ofm, e del parroco di Koplik, padre Artan Seli, che per un periodo coprì anche la parrocchia di Bogë, mi decisi di rivolgermi all’Arcivescovo di Scutari per poter inoltrare la richiesta di dispensa Pontificia” (1/5).

  Il padre di Hana, Prek, dichiara: “Lei [Hana] desidera avere una vita cristiana retta, e, magari, con una famiglia fedelmente cristiana. E, indipendentemente dal formare o no una famiglia, nel futuro, lei desidera essere libera da questo legame che dall’altra parte è stato costruito sulla menzogna e abisando dellas semplicità e fedeltà di Hana, la quale non si sente serena davanti a Dio finché non sarà libera da questo legame” (2/7).

 

Il padre del convenuto, Tom, dichiara: “credo che non ci sia possibilità di conciliazione tra i due, avendo preso il matrimonio questa strada di disaccordo” (5/7).

 

         Nemmeno sussistono ragionevoli motivi per prevedere che terze persone possano essere danneggiate spiritualmente dall’eventuale concessione della dispensa pontificia. Hana continua a vivere nel suo paese nativo.

Il papà dell’oratrice dichiara: “Nella parrocchia di Bogë conoscono bene Hana e viene considerata una vittima di inganni da parte di questo ragazzo e vedrebbero la dispensa come il ristabilirsi di una giustizia” (2/8).

         L’attuale parroco dell’oratrice, rev. padre Tomasz Salaga, a richiesta del Giudice Delegato, ha risposto: “posso dire che per i fedeli di Bogë la eventuale dispensa di rato e non consumato non comporterebbe nessun scandalo”.

         Il rev. padre Prelë Gjurashaj ofm, già responsabile della parrocchia di Hot, a richiesta del Giudice Delegato, ha risposto: “No, non credo assolutamente che ci possa essere uno scandalo”.

         L’attuale parroco di Hot (parrocchia dove vive la famiglia del convenuto) a richiesta del Giudice Delegato, ha risposto: “per quanto ho potuto conoscere e indagare tra i fedeli della parrocchia di Hot in merito alla situazione matrimoniale di Prelë Dokaj (di Hot) e Hana Ulaj (di Bogë) posso attestare che una eventuale dispensa pontificia non comporterebbe nessun scandalo tra i fedeli”.

 

7.      La difesa del vincolo, esaminati gli atti della causa, riconosce il fatto dell’inconsumazione del presente matrimonio, come riscontrato dalla dott.ssa suor Enza Ferrara “in data 4 dicembre 2006, cioè circa 12 anni dopo le nozze, e circa un anno dopo la separazione legale”. E conclude: “Confrontando l’incongruenza della testimonianza resa dalla parte convenuta rispetto a quelle offerte dalla parte oratrice, dei testimoni d’ufficio e, particolarmente, dal referto medico, ritengo che “ ex rationabiliter ” non si debba rigettare la supplica della oratrice” (Oss. N. 3, 11)

 

8.      Alla luce di quanto sopra argomentato, sia in diritto sia in fatto, ritenendo che risultino provate sia la non consumazione del matrimonio, sia la giusta causa per concedere la dispensa dal vincolo e di poter ragionevolmente escludere la nocività per alcuno dall’eventuale provvedimento pastorale, il sottoscritto Vescovo Diocesano esprime il proprio

 

VOTO FAVOREVOLE

 

alla dispensa dal vincolo matrimoniale nel presente caso e dà disposizioni affinché la causa sia inoltrata presso il competente Dicastero della Santa Sede perché possa valutare se consigliare alla dispensa il Santo Padre nel rispetto della verità e dei fatti e per il bene delle anime.

 

Tenendo presente la situazione economica della sig.ra Hana Ulaj la quale non ha un rapporto lavorativo e quindi non ha un qualche forma di guadagno si chiede, nei limiti del possibile, l’esonero dalla tassa prevista dal competente Dicastero.

 

 

Shkodër, 21 marzo 2007

 

 +Angelo Massafra

Arcivescovo

 

 P. Lello Lanzilli S.I.

Cancelliere

 

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